18 giugno 2009

Voci dall'Iran.

Oggi ho assistito alla scena più elegante di cui sia mai stato testimone lungo la mia vita. Un numero incredibile di persone marciava mano nella mano in completo silenzio. Il silenzio era dappertutto. Non c’erano slogan. Non c’era violenza. C’erano mani sollevate in segno di vittoria, e nastri verdi. C’erano cartelli con scritto sopra: silenzio. Vecchi e giovani, uomini e donne, tutti i gruppi sociali stavano marciando insieme.

È stato un magnifico spettacolo di solidarietà. Sul viale Engelab-e-Eslami, la strada più larga di Teheran, c’era tantissima gente. Mi hanno detto che la marcia aveva preso inizio in piazza Meydan-e-Ferdowsi, e sarebbe arrivata fino a piazza Imam Hossein, nella parte est di Teheran. Nel frattempo, tantissimi manifestanti erano già in piazza Azadi. La strada è lunga almeno sei chilometri, il numero dei manifestanti è stato stimato in almeno due milioni.

Abbiamo una lunga strada da percorrere, verso la democrazia. Non so se sarò vivo, quel giorno. Oggi però, con gli occhi colmi di lacrime, rendo onore al coraggio di chi sta marciando e di chi è stato ucciso, e spero il loro sangue ci renda ancra più devoti alla libertà, alla democrazia e ai diritti umani. Viva la libertà, viva la democrazia, viva l’Iran.





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15 giugno 2009

Un giudice.


Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente,
o la curiosità
d'una ragazza irriverente
che vi avvicina solo
per un suo dubbio impertinente:
vuole scoprir se è vero
quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti
della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù
la più indecente.

Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo
troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d'una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d'un tribunale
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva "Vostro Onore",
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.

19 aprile 2009

De Andrè narrava...

Chi ascolta De Andrè si sente orfano.
Orfano di un partito, degli ideali in cui credeva, di un mondo o una società che non ci sono più, e forse non sono mai esistiti.
Ma non è malinconia.
E' un parlare con chi ti comprende, con chi l'ha vissuto prima di te ed ha saputo raccontarlo meglio di te.