Da alcuni giorni vedo affrontare da diversi soggetti la questione di questa generazione, o meglio, di queste generazioni precarie.Per la prima volta quest'anno nel comune di Torino il numero di nuclei familiari single ha superato quello di nuclei composti da 2 o più persone oppure si registra il continuo innalzamento dell'eta media dei figli che rimangono a vivere coi genitori. Adulti di 25 30 35 anni che, complice anche l'allungamento delle aspettative di vita, continuano per certi versi a comportarsi come ragazzini, rimangono single o "mammoni", addirittura anche se in coppia scelgono di continuare a vivere ognuno per conto suo.
Creare un nucleo familiare, soprattutto nell'eventualità di figli, richiede un'assunzione di responsabilità, che invece non avviene.
Di sicuro oggi è difficile comprendere le conseguenze di questo fenomeno, i suoi difetti e i suoi pregi. Potremo forse farlo quando ne saremo usciti, se mai ne usciremo.
Una cosa posso dirla però: in confronto all'apatia e alla passività che osservo in chi è "cresciuto", questi adulti immaturi sono vivi. Qualcuno diceva che dal letame nascono i fiori, anche la sofferenza è terreno fertile.